In occasione del 20° della sua costituzione
e per festeggiare la guarigione del suo Socio Fondatore B. ne A. Moyerson
la SMRL organizza una «Tavola Rotonda» dal titola a :
« Dove va la Tradizione ? »
Domenica 21 Settembre 2008, alle ore 16.30
presso la sede sociale in Inzago
Al termine della tavola Rotonda vi sarà un rinfresco e verrà aperta la visita al " Piccolo Museo della Carrozza Milanese da maître e dei Viaggi dell’800"
La Riunione è aperta agli appassionati e cultori di questa specialità equestre.
Per ragioni logistiche il numero dei partecipanti è limitado e pertanto potranno intervenire solo i primi 30 iscritti .
NB: Iscrizioni esclusivamente via e/mail al seguente indirizzo: carlognecchiruscone@libero.it
Societa Milanese Redini Lunghe
Piazza Gnecchi, 5 – 20065 INZAGO (Milano)
L’arte delle redini lunghe:cavallie carrozze
cavalli e carrozze che passsione : lo sport degli attacchi o l’arte delle redini lunghe
NB.
Il Sig. Beretta non ha voluto pubblicare misure e notizie dettagliate della sua carrozza
Ha dato il suo accordo alla pubblicazione su AM
Spero che potrai sorvegliare l’impaginazione di AM e che non taglino il testo
Le foto sono CGR tranne le 2 belle foto che sono di Lemos
Allego 2 foto di particolari
Nell’Aprile scorso, a Siviglia, malgrado la presenza di circa 115 magnifiche carrozze alla Presentazione che precedeva La Feria de Avril, la maggior attenzione è stata, come spesso è accaduto per il passato, all’attacco del Sig. Pasquale Beretta, che da vari anni stupisce il numerosissimo pubblico non solamente per la magnificenza dei suoi cavalli andalusi e per la maestria del loro addestramento, ma anche, qualvolta, per il modello di carrozza utilizzato.
L’anno 2008 sarà ricordato come l’anno del “Carrick-à-pompe” - ve ne erano ben 3 esemplari, malgrado sia un attacco non solo rarissimo, ma anche “disueto”.
Ma è chiaro che tutti gli occhi erano puntati su “quello strano attacco” del Sig. Pasquale Beretta, il quale, se fossimo nel XIX secolo, certamente non avrebbe timore di presentarsi con un “Suicide Gig”.
Bisogna innanzitutto sgombrare il campo da qualche credenza che è circolata a sproposito: e cioè che tale attacco fosse una “forzatura”, una “fantasia”, una “cosa mai vista” e quindi un “improbabile virtuosismo” da parte del nostro eclettico Sig. Beretta.
Non è così.
Diversamente da qualche episodio osservato in recenti concorsi ed immortalato sulle foto di riviste specializzate, quale ad esempio il “4 ruote attaccato a tandem” pubblicato su una recente copertina della prestigiosa rivista inglese “Carriage Driving” – un ORRORE da far rabbrividire qualunque benpensante appassionato di tradizione,
Diversamente altrettanto dal Carrick-à-pompe presentato nella medesima occasione di Siviglia da parte di una giovane e bella signora, che aveva attaccato “di volata” altri due cavalli, formando così un “tiro a quattro attaccato ad un 2 ruote” – altra “stranezza” incompatibile con la Tradizione,
– l’American Cocking Cart , seppur rarissimo e disueto, è purtuttavia un modello previsto e riconosciuto dalla Tradizione (con la T maiuscola).
Come indiscrezione posso affermare che pure il Sig. Beretta si era apprestato ad attaccare “a 4 cavalli” il suo American Cocking Cart, ma ciò sarà, forse, oggetto di una sua futura esibizione.
Pasquale Beretta con a fianco S.A.R. la Principessa Claude de France (davanti alla fontana)
Le teste dei 3 cavalli perfettamente allineati
Prima di descrivere l’”American Cocking – Cart”, penso che sia necessario fornire una brevissima definizione del “Carrick-à-pompe” e del “Cocking-cart”
Descrizione sintetica:
2 ruote attaccato tramite un timone ad una pariglia mediante un apposito finimento con una barra d’acciaio sui sellini che sostiene i timoni.
La cassa può avere diverse forme, dal “cabriolet”(più basso) al “cart” (più alto)
E’ anche previsto che possa essere attaccato a “tandem”
Descrizione sintetica:
2 ruote (cart) particolarmente alto, dotato di 2 casse (la posteriore può essere anche un sedile sostenuto da sostegni in ferro) e molto instabile, attaccato a mezzo di due stanghe ad un cavallo con un finimento tradizionale. - Molto adatto ad essere attaccato a “tandem”.
MIA ILLUSTRAZIONE sulla scatola ( Fototeca/Carrozze/2 Ruote/Scatola) Curricle con stanghe- attaccato a Tandem
Descrizione sintetica:
2 ruote (cart) particolarmente alto (come l’”High Cocking – Cart” e anch’esso dotato di 2 casse) e largo (con 2 sedili per tre persone), attaccato, per mezzo di 2 timoni, a tre cavalli “di fronte” e con finimento da “Carrick-à-pompe” per 3 cavalli)
(I due timoni possono avere la “tromba” per l’attacco ad altri cavalli di volata)
ILLUSTRAZIONE n° 55 AMERICAN COCKING CART (con timoni a tromba)
“Il disegno di questo particolare tipo di cocking cart è mostrato nell’illustrazione (sopra).
Questo veicolo è inusuale a causa dei due timoni per tre cavalli attaccati di fronte.
Essendo adatto a trasportare sei persone, questo cart è stato ben costruito e raggiunge il peso di 750 libbre (kg. 340)
La lunghezza totale è di 18 piedi e 3 pollici (mt. 556,26), la larghezza di 6 piedi e 4 pollici (kg. 193,04) e l’altezza superiore dei sedili è di 9 piedi e 6 pollici (mt. 289,56).
Con un centro di gravità così alto quando è a pieno carico, il disegnatore della cassa deve aver avuto alquanta difficoltà nel calcolare la posizione dell’assale al fine di ottenere un equilibrio accettabile.
Inoltre deve aver tenuto ben presente lo sbilanciamento causato dal variare del numero dei passeggeri e l’effetto della forza verso l’alto e verso il basso ed il peso sulla schiena di cavalli.
Come molti altri modelli di “due ruote”, il sedile posteriore è dotato di slitta per bilanciare correttamente il peso, tenuto conto che oltre ai passeggeri vi può essere altro carico trasportato.
In questo disegno il disegnatore della cassa aveva calcolato che essendo la maggior parte del peso sul retro, un buon compromesso consisteva nel posizionare l’assale all’incirca a metà del fondo della cassa e così i 5 piedi e 7 pollici (mt. 170,18) di altezza della ruota coprono all’incirca i 5 piedi e 11 pollici (mt. 179,94) di lunghezza della cassa (7 piedi e 7 pollici = mt. 231,14 compreso il footboard).
Aveva inoltre calcolato che sembrava ragionevole per i cavalli sostenere circa 125 libbre (kg. 56,70) tra loro, e questo assicurava un largo margine al rischio che il cart si inclinasse all’indietro quando una persona saliva dal retro o durante la guida in salita.
Il peso dei timoni era sostenuto dai due cavalli esterni e le due grosse cinghie di cuoio erano usate per attaccare i timoni ai finimenti al fine di evitare qualunque alzata dei timoni che potesse permettere al cart di inclinarsi all’indietro.”
Lo splendido attacco del Sig. Beretta, (della quale mi sento pure un po’ responsabile in quanto gli ho fornito la documentazione esistente e l’assistenza alla sua realizzazione) mi appare un vero capolavoro di eleganza, di equilibrio, ed anche di novità, della quale può veramente sentirsi orgoglioso.
Infatti il Sig. Beretta ha saputo sintetizzare con questo attacco, qualcosa che comprende il “Carrick-à-pompe”, il “Cocking-Cart” e l’”American Cocking-Cart”, ma, pur avendo qualche elemento di ciascuno di questi modelli, il suo attacco è differente, unico ed innovativo.
Mentre l’American Cocking-Cart è una carrozza che oltre che imponente è anche molto voluminosa, massiccia ed inelegante e richiede dei cavalli di grande statura, l’attacco del Sig. Beretta è molto più armonioso e manovrabile e viene messo in risalto dai cavalli andalusi.
Insomma, credo che il merito del Sig. Beretta sia quello di aver saputo scegliere il meglio esistente sia per quanto riguarda il modello di carrozza che per il modello di finimento che per la qualità dei cavalli (tralasciando di menzionare la qualità degli accessori)
Per la cronaca la carrozza è francese (Linas), il finimento italiano (Moirano), l’attacco di ispirazione americana, i cavalli andalusi: un mixer molto riuscito che non poteva non riscuotere un grande successo.
Penso che si potrebbe chiamare questo attacco “Italian Cocking-Cart”
(vedi Notiziario GIA n°4/06 pag. 16)
Credo che sia necessario innanzitutto prendere atto che tale tipo di attacco era (ed è tuttora) di estrema rarità, ma è comunque interessante conoscerlo, soprattutto per noi italiani, perché in effetti è certamente, storicamente parlando, un tipo di attacco di derivazione italiana (biga).
Non so quanti di questi attacchi abbiano potuto giudicare altri Giudici, ma personalmente credo di non averne visti più 4 esemplari certamente autentici.
(Bisogna aggiungere che forse non esiste alcun altro tipo di attacco - sia vettura che finimento - altrettanto falsificato)
Questo per affermare che, essendo tali esemplari autentici di numero limitatissimo, occorrerebbe essere particolarmente prudenti nell’esprimere giudizi, in considerazione della limitatezza del campione in esame.
Personalmente, facendo espresso riferimento ai rarissimi esemplari certamente autentici osservati, sono convinto che tale barra debba necessariamente essere d’acciaio per motivi strutturali, così come avviene per altri accessori dei finimenti (morsi, barbozzali, ardiglioni, chainettes, testa del timone ecc.) e che pertanto non debba essere costruita in ottone.
Ciò non toglie che ricordo di aver osservato in un museo un esemplare di barra “di gala” che, pur essendo in acciaio, aveva le parti terminali ricoperte da alcune decorazioni dorate.
Ritengo perciò che una barra in ottone debba essere penalizzata perché non corretta.
Mi si domanda di documentare le mie affermazioni: ebbene, in tutti i testi nei quali è descritto tale tipo di attacco si parla invariabilmente di “barra in acciaio”.
Esempio di documentazione a suffragio di tale tesi:
H. Cazier-Charpentier “L’Attelage moderne” - pag. 34 - “barre d’acier”
Sallie Walrond “ The Encyclopaedia of Carriage Driving” – pag.100 – “ steel bar”
Ma il problema non finisce qui perché mi è stato riferito che in occasione del concorso d’eleganza di Verona, la barra in acciaio sarebbe stata penalizzata da alcuni Giudici perché ritenuta non conforme alla ferramenta del finimento e della carrozza (in metallo giallo)
Credo che i Giudici siano caduti in una trappola: il vero problema da considerare (e da penalizzare), a mio avviso, non era la barra d’acciaio (perfettamente corretta), bensì la ferramenta della carrozza e del finimento in ottone che, sempre a mio avviso, non è compatibile con l’attacco “carrick-à-pompe”.
Essendo tale finimento molto particolare, non ci si deve riferire alle regole generali previste per la Presentazione secondo le quali “il colore delle parti metalliche del finimento devono corrispondere al quelli della carrozza” perché questo è il caso in cui tale regola ha la propria eccezione.
Infatti essendo tale finimento sottoposto a particolari sollecitazioni ed usura, anche la speciale ferramenta del sellino che sostiene la barra deve essere fabbricata in acciaio.
(Ne consegue che, in accordo a tale necessità, tutte le parti metalliche di un finimento per “carrick-à-pompe” debbano necessariamente essere di colore bianco.
Documentazione: se leggiamo quanto prescrive il massimo ed autorevole sellier et harnacheur francese del 1878, Lené, nel suo vangelo “Sellerie Française”, al commento della Planche XXVI, dice, a proposito del sellino del carrick-à-pompe:”poupées en acier aux centre des sièges, vissées sur écrous en fer encastrés dans les arçons” (chiavi che sostengono la barra in acciaio al centro dei sellini, vitate su dadi in ferro incastrati negli arcioni)
(E’ da notare che tale precisazione non c’è per gli altri modelli di finimento)
Altrettanto prescriveva il Catalogo della “Società Anonima A.Rejna – Milano, Roma, Napoli” (considerata la più autorevole in Italia), a pag. 62: “Giogo a pompa in ferro forgiato a mano con due fusti speciali per sellini”.
Dalla descrizione della “Guarnizione completa” che segue, si deduce, che tale ferramenta era fornita in solo colore bianco (diversamente che per gli altri modelli di finimento).